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San Francesco - festa nazionale 4 ottobre
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4 Ottobre 2026

San Francesco dipinto come un santo dolce e rassicurante. Ma era un radicale: se ci vedesse oggi si inc….

Pace, fratellanza, solidarietà, rispetto per il creato. Sono parole che associamo immediatamente alla figura di San Francesco. Parole che nessuno ha il coraggio di contestare.

Però non prendiamoci in giro. Quanto siamo davvero capaci di tradurle nella realtà?

Oggi, 4 ottobre, a ottocento anni dalla sua morte, il giorno dedicato al Patrono d’Italia torna a essere festa nazionale.

Ma stiamo celebrando un uomo che rinunciò alla ricchezza mentre viviamo in una Società nella quale il denaro continua a determinare potere, possibilità e spesso perfino diritti. Viviamo in un mondo che misura il successo attraverso ciò che possediamo, quanto guadagniamo, quanto riusciamo a mostrare agli altri. Francesco, invece, fece esattamente il contrario.

Nato in una famiglia benestante, scelse di spogliarsi dei propri privilegi perché aveva compreso qualcosa che, otto secoli dopo, continuiamo a fare fatica ad accettare: quando il denaro diventa il metro con cui misuriamo il valore delle persone, inevitabilmente qualcuno finisce per valere meno.

Ed è difficile sostenere che quel problema sia stato superato. Continuiamo a discutere di crescita, mercati, consumi e ricchezza. Molto meno di come quella ricchezza venga distribuita e, soprattutto, di quanto potere riesca a comprare.

Poi c’è la pace.

Ancora oggi appendiamo bandiere ai balconi, cambiamo l’immagine del profilo sui social, condividiamo simboli e slogan con l’effetto che la pace finisce per diventare qualcosa da esibire più che da praticare.

E così pretendiamo di celebrare Francesco, uomo di pace, mentre nel mondo continuano guerre, bombardamenti, morti civili e una corsa agli armamenti che rischia ormai di essere percepita come una condizione normale.

Ci sentiamo forse più tranquilli se la parola pace compare nei discorsi ufficiali. Ma la pace, quella vera, richiede molto di più delle parole.

In tutta franchezza, penso che se Francesco d’Assisi potesse vedere il mondo che abbiamo costruito, e soprattutto quello che continuiamo ad accettare, non ne sarebbe semplicemente rattristato. Si incazzerebbe non poco.

Perché a un certo punto dobbiamo smetterla di riempirci la bocca di belle parole se poi quelle parole non cambiano nulla nel modo in cui viviamo, nelle scelte che facciamo e in ciò che siamo disposti ad accettare ogni giorno.

Non basta celebrare Francesco una volta all’anno. Non basta citarlo, invocarlo, trasformarlo in un simbolo rassicurante e poi continuare esattamente come prima. Se scegliamo di ignorare ciò che rappresentava, non possiamo nemmeno permetterci di addomesticarlo e renderlo alla portata di tutti.

Francesco era un uomo radicale! Non chiedeva semplicemente di essere un po’ più buoni. Metteva in discussione il rapporto con il denaro, con il potere, con la proprietà, con gli altri esseri umani e perfino con la natura.

È questo che dovremmo ricordare oggi: celebrare davvero un uomo come lui significa accettare che il suo messaggio ci metta in discussione. Altrimenti non stiamo celebrando Francesco ma soltanto l’immagine comoda che abbiamo deciso di farne.

Pensateci un attimo. Celebriamo la povertà, ma inseguiamo l’accumulo. Celebriamo la pace, ma continuiamo ad armare le guerre. Celebriamo la fratellanza, ma accettiamo società nelle quali le disuguaglianze restano enormi. Celebriamo il rispetto per il creato, ma trattiamo ambiente e risorse come se fossero inesauribili.

Non bisogna essere credenti per vedere la contraddizione. Il suo messaggio riesce ad andare molto oltre la religione. Parla del rapporto che abbiamo con ciò che possediamo. Del modo in cui trattiamo chi ha meno di noi. Del rapporto con il Potere. Della capacità di scegliere il dialogo invece della violenza.

E della nostra ostinazione nel considerare normale un sistema che, molto spesso, produce esattamente il contrario dei valori che diciamo di voler celebrare.

Per questo il 4 ottobre dovrebbe essere il giorno in cui usiamo le sue parole e il suo esempio di vita come uno specchio, smettendo di limitarci a celebrarle e cominciando finalmente a trasformarle in realtà.

Chi sono

Sono una giornalista, autrice e inviata. Ho lavorato davanti e dietro la telecamera, passando dalla conduzione alla direzione editoriale, fino al lavoro sul campo.

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